Cinema e poesia

 

Cinema strumento di poesia...

 

 

 

 

"il cinema è strumento di poesia con tutto ciò che questa parola può contenere di significato liberatorio, di sovvertimento della realtà, di soglia attraverso cui si accede al mondo meraviglioso del subconscio."  Buñuel.

 

"Un chien andalou" di Luis Buñuel

 

"Non c'è una "trama", ma soltanto insinuazioni, associazioni mentali, allusioni; non c'è una logica, tranne quella dell'incubo; non c'è una realtà, tranne quella dell'inconscio, del sogno e del desiderio." (Morandini)

Luis Buñuel un giorno incontra Dalì, lo invita a casa sua per alcuni giorni e da lì nasce l’incontro fra due sogni e la nascita del film più poetico e surreale del cinema: “Un chien andalou”.

Buñuel mette a conoscenza di Dalì di un suo sogno: “Ho sognato una nuvola sottile che tagliava la luna e una lama di rasoio che spaccava un occhio”, Dalì allora gli racconta il suo sogno: “Ho sognato una mano piena di formiche”, che ne dici potremmo farne un film?” Nasce un film bellissimo, visionario , le metafore memorabili saranno destinate ad essere citate nella storia del cinema. Ricordiamo :

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(Un chien andalou)

"Un uomo taglia l’occhio di una donna. Un altro  uomo, in bicicletta, cade su un marciapiede e sbatte la testa. Una donna, affacciata alla finestra, vede la scena, scende in strada e fa sdraiare l’uomo sul suo letto. Dalle mani dell’uomo escono delle formiche. La sua mano è trovata in terra da una ragazza con capelli corti che però è investita da un’auto. L’uomo cerca allora di violentare la donna, ma quella lo respinge e lui, tirando due corde, si ritrova a trascinare due preti ed altrettanti pianoforti nei quali sono inseriti dei vitelli morti ".

 

Il taglio dell’occhio, un invito allo spettatore a modificare il suo sguardo, a vedere il film in chiave diversa da come sono già condizionati a fare, o il bue squartato simbolo di una società consumistica o  il protagonista senza bocca a simboleggiare l’incapacità dell’uomo ad esprimere se stesso in una società ipocrita e perbenista. Un film potente, travolgente dove il conscio viene arricchito e trasformato dall’inconscio

 

 


 

 

«Il cinema è l'unica forma d'arte che - proprio perché operante all'interno del concetto e dimensione di tempo - è in grado di riprodurre l'effettiva consistenza del tempo - l'essenza della realtà - fissandolo e conservandolo per sempre
(Andrej Tarkovskij)

Andrej Tarkovskij - Arsenij Tarkovskij

 

Poesia forma di espressione più che di comunicazione. Poesia suono. Poesia immagine. Poesia per esprimere tensioni esistenziali ed ideali… l’incontro si fa sublime quando  il poeta incontra il regista o il regista si fa poeta.

Così nel cinema di  Andrej Tarkovskij e l'opera del poeta Arsenij Tarkovskij, padre del regista.

Il poeta Arsenij :  «E lo sognavo e lo sogno.», scrive: «E lo sognavo, e lo sogno, / e lo sognerò ancora, una volta o l'altra, / e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà, / e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno. // Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo / un'onda dietro l'altra si frange sulla riva, / e sull'onda la stella, e l'uomo, e l'uccello, / e il reale e i sogni, e la morte: un'onda dietro l'altra.» L’elemento liquido, sempre presente nelle immagini di Andrej, ricorre nelle inquadrature "liquide "dei suoi film, elemento primordiale, elemento accostato al sogno e alla fantasia. Intanto proprio attraverso questo elemento “acqua” si pone in luce il nesso tra la poetica di Tarkovskij padre e la sintassi cinematografica del figlio Andrej, soprattutto per quanto riguarda le ricorrenti inquadrature di vasche liquide attraversate dai personaggi.

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(Sacrificio)

Altro tema è la solitudine là dove il padre Arsenij scrive: «Solo, come orfano, pongo me stesso, / solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi / di mari e città risplendenti tra il fumo. / E la madre in lacrime si pone il bambino sulle ginocchia,» Si sente tutta la lacerazione dell’avvenuta separazione dalla madre, separazione dal “paradiso perduto” che il figlio Andrej trasporterà nel film “Lo specchio” opera basata su un gioco di riflessi tra i vari personaggi: la madre/moglie il bambino/padre/marito.  Altro riferimento fondamentale della poesia di Arsenij:        

«Sta una pietra presso il gelsomino.                   
Un tesoro c'è sotto la pietra.
Mio padre è sul sentiero.
È una bianca, bianca giornata.

Il pioppo d'argento è in fiore,
la centifoglia e dietro a lei
le rose rampicanti,
l'erba lattescente.

Non sono mai stato
piú felice di allora.

Là non si può ritornare
e neppure raccontare
com'era colmo di beatitudine
quel giardino di paradiso.»

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(Lo Specchio)

L’ultima inquadratura del film è un campo di grano saraceno in fiore e nel film appaiono stanze bagnate a simboleggiare l’utero materno, “quel giardino di paradiso” e, ancora scriveva il poeta, nella poesia intitolata «Vita, vita» e letta nel film: «Ai presentimenti non credo e i presagi / non temo. Né calunnie né veleni / io fuggo. Sulla terra non esiste la morte. / Tutti siamo immortali. Tutto è immortale. / . / C'è solo realtà e luce.» In questi versi è espressa tutta la concezione filmica illustrata dalle citazioni del regista figlio.
Tarkovskij scandaglia il proprio inconscio con la poesia del padre e trasporta nel film/immagine il suo profondo vissuto quasi a volerlo materializzare , quasi a voler trovare e mostrare la chiave che gli permetterà di entrare nella “zona” più profonda “Stalker”, ma la zona è vietata e se ne sente tutto il drammatico fallimento in “Nostaghia" e "Sacrificio” al quale segue la sua morte.

 

Arsenij Tarkosvkij: Le sue opere pubblicater finora in Italia in volume sono: Poesie  scelte , Scheiwiller, '89. Poesie e racconti , Edizioni Tracce, '91. Poesie scelte ,Edizioni Scettro del re, '92. Costantinopoli. Prose varie. Lettere , Scheiwiller, '93.

Andrei Tarkosvkij:  I suoi film: Solaris, Stalker, Lo Specchio, Nostalghia, Sacrificio.

 

 
 

 

Alfred Hitchcock. (Poeta della paura)

 

Hitchcock poeta della paura. Chi meglio di lui ha rappresentato con i film “La paura”; molti l’hanno narrata, ma lui l’ha realmente rappresentata. La paura che viene dal profondo di ogni essere, quella nascosta tra le pieghe dell’inconscio e, chi meglio di lui è riuscito a darne forma con immagini da sogno. Uno per tutti Psyco, il terrore dell’angoscia, il dubbio, l’ansia e l’horror in un mix di grande effetto visivo. In bianco e nero famosissima la scena della doccia , lo sguardo verso l’alto ad ascoltare il rumore freddo dell’acqua che si mescola alla musica ,in un attimo il presagio della morte.22 psyco.jpg  

 

 (Psyco) 18 Spyco.jpg

 

Frasi di A.Hichcock

Il regista cinematografico fa procedere l'azione solo con la macchina da presa, sia che l'azione si svolga in una prateria o sia confinata in una cabina telefonica.
Il regista deve sempre cercare nuovi modi di esprimere le sue idee. Soprattutto deve cercare di farlo il più brevemente possibile, cioè con il minor numero di immagini. (Encyclopaedia Britannica)  
Gli spettatori devono subire una grande emozione vedendo il film. Da me si aspettano che giunga l'angoscia. E questo è possibile solo se riesco a far identificare gli spettatori con i personaggi sullo schermo. E' sempre necessario che gli spettatori provino gli stessi sentimenti degli attori sullo schermo. (Laffont; <>, Paris, n. 44, 1955 con intervista raccolta da C. Chabrol)

50 Gli uccelli.jpg(Gli uccelli)

"Il dramma è la vita esclusi i momenti noiosi. 
La mia missione nella vita: "Semplicemente far emergere l’inferno che c’è dentro le persone."


"Circola questa orribile storia sul mio odio verso gli attori. Potete immaginare qualcuno odiare Jimmy Stewart o Jack Warner? Non riesco ad immaginarmi come questa voce sia iniziata. Naturalmente può essere accaduto perché una volta mi è stata attribuito un paragone tra attori e bestie. I miei amici attori sanno che non sarei mai capace di dire una cosa così stupida, che non potrei mai definirli bestie. Ciò che probabilmente ho detto è che gli attori dovrebbero essere trattati come bestie".

 

"Uno sparo non può provocare terrore, ma la sua previsione si".

 

 
 

 

buster keaton.jpg  Buster Keaton "Il comico che non ride"

«A furia di beccare torte in faccia ho capito una cosa, che tanto più mi mostro indifferente e quasi stupito di fronte all'ilarità del pubblico, tanto più quello ride» così diceva della sua comicità.

La sua faccia di pietra è venata di profonda poesia.

 

 
 

 

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